In Libano vittime dell'ennesima guerra, "ora più che mai è difficile vedere un futuro"
Un contributo di Catt.ch (italiano) a cura di Silvia Guggiari
Negli ultimi sette giorni, il sud del Libano è precipitato in un inferno di raffiche e macerie: raid israeliani su Nabatieh, Tiro e Bint Jbeil hanno causato almeno 217 morti secondo il Ministero libanese della Salute, inclusi 83 bambini, mentre Hezbollah risponde con oltre 100 razzi lanciati da sud verso il nord di Israele. Famiglie terrorizzate corrono via da villaggi fantasma come Marjayoun e Kfarkela, dove droni israeliani hanno colpito presunti centri di comando sciiti. A Chehabiyeh e Hannawiya, civili e paramedici intrappolati pagano il prezzo più alto, 7 morti solo a Tamnin nella Bekaa, con duemila sfollati che affollano le strade verso Sidone sotto un cielo squarciato da boati e sirene.
In questo drammatico contesto continua a vivere e a operare Georgette Mailhac, del Centro Mariapoli “La Sorgente” del movimento dei Focolari a nord di Beirut, che come tutta la popolazione è rimasta duramente colpita e affranta dall’inizio dell’ennesima guerra: “Sentiamo che questa volta il Libano è minacciato nella sua esistenza, nella sua identità ed è molto diverso dalle ultime volte, perché si vede che le dimensioni di questa guerra sono tanto più grandi. C’è tanta distruzione che si aggiunge a quella che avevamo già subito pochi mesi fa e tanti sfollati si sono ritrovati a lasciare le loro case per l’ennesima volta, dopo che erano appena rientrati e le avevano appena sistemate”.
Come si può guardare ancora al futuro con speranza in un contesto in cui le guerre si succedono incessantemente? “Si dice che non dobbiamo perdere la speranza, ma ora sembra impossibile sperare in un futuro migliore. Da quello che vediamo nessun scenario è rassicurante”. Il sentimento di Georgette è affaticato e affranto, ma insieme ai suoi collaboratori non smette di operare per affrontare la situazione: ci dice infatti che sabato mattina, al centro la Sorgette, si terrà un momento di condivisione con altre associazioni che operano per la pace sul territorio. Una occasione preziosa per condividere le esperienze e capire come lavorare in rete a sostegno della popolazione in un momento tanto drammatico.
Georgette ha ancora impresse nella mente le immagini vissute in dicembre con la visita del Papa arrivato in Libano con il motto “Beati gli artigiani di pace”: “Per tutti noi la sua visita rimane come una luce nascosta nei nostri cuori. Ci chiediamo come possiamo essere artigiani di pace in questa situazione così assurda e ci diciamo che vogliamo continuare ad esserlo nei rapporti, con le persone che incontriamo”. Al momento al centro “La sorgente” non sono arrivati sfollati, ma “dopo l’uccisione del parroco maronita padre Pierre El Raii, ci aspettiamo che altri cristiani cerchino rifugio e noi siamo pronti ad accogliere. Per il momento tanti dei nostri stanno andando nei luoghi dove ci sono sfollati, sia per portare vestiti, sia per stare con la gente, far giocare i bambini e vivere questa prossimità”.
Intanto la popolazione vive nella paura, per l’ennesima volta si è ritrovata a subire una guerra che viene dall’alto, in un conflitto ideologico e politico che ha radici molto profonde nella storia; sui social, ma non solo, si sentono tanti discorsi di odio e di violenza provenire da partiti estremisti: “È tutto molto buio e confuso. L’aspetto più doloroso è vedere bambini piangere, donne incinta sfuggire, persone anziane dormire nelle strade. Tutto questo non è degno dell’essere umano del XXI secolo. Il senso di accoglienza non è come nell’ultima guerra, ma ci sono tanti uomini di buona volontà che aprono ancora le porte”.
Ma noi dal Ticino cosa possiamo fare per sostenere il popolo libanese? “Vi chiediamo di pregare implorando il Cielo per il dono della pace, perché si fermi questa follia”, conclude Gerogette.
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Invitiamo tutti ad unirsi a questo impegno: questo è un altro modo in cui possiamo contribuire alla pace: scegliendo di non distogliere lo sguardo.
In Svizzera, le donazioni per questo scopo possono essere effettuate a :
Fokolar-Bewegung
Bewegung für eine Neue Gesellschaft
8052 Zürich
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